Asteroids
Cosa c’è di più bello che sparare a dei minacciosi asteroidi che ti arrivano contro con l’intenzione di ridurre la tua nave spaziale come un colabrodo e di farli saltare in mille pezzi? Niente! Così la pensavano migliaia di appassionati del gioco Asteroids, negli anni Ottanta.
|
|
|
L'attacco è imminente |
Dopo l’enorme successo al botteghino ottenuto dal film “Star Wars”, capolavoro di George Lucas, si scatenò, tra il 1979 e il 1980, una vera e propria mania per tutto ciò che riguarda lo spazio: le guerre stellari, le navicelle spaziali, i raggi laser, gli alieni, le guerre tra i pianteti e chi più ne ha più ne metta!
Sull’onda di questa grande passione collettiva la Atari lanciò in tutto il mondo un videogame chiamato semplicemente Asteroids.
La grafica del gioco era molto scarna: sullo sfondo il giocatore visualizzava l’universo tutto nero, con qualche rara e sporadica stella; davanti a sé, invece, vedeva gli asteroidi di diverse forme e dimensioni che gli puntavano contro (verso la nave spaziale che guidava) e di tanto in tanto degli alieni che facevano la loro comparsa, pronti a subentrare nell’opera di distruzione, qualora le rocce spaziali avessero fallito nell’intento. Il giocatore-astronauta-pilota aveva facoltà di muovere la propria navicella per sfuggire alla traiettoria dei detriti spaziali ma possedeva anche la sacrosanta possibilità di fare fuoco e distruggere ogni minaccia davanti a sé.
La tecnica più utilizzata dai giocatori esperti di questo videogame era quella del “cacciatore”, che consisteva nel distruggere tutti gli asteroidi tranne uno, che rimaneva come punto di riferimento durante la navigazione, e permetteva così di individuare l’ascesa degli alieni cattivi. I più smaliziati (veri campioni) riuscivano a nascondere la navicella in basso, vicino al posto riservato dalla grafica al punteggio, dove gli asteroidi non riuscivano ad arrivare!
Sul cabinet del gioco, frontale, campeggiava la scritta Asteroids, a lettere cubitali, stilizzata in giallo, che risaltava su uno sfondo costituito da una miriade di esplosioni bianche su un tratto di cosmo sovrastante, forse, il pianeta Terra. Lo stesso disegno veniva ripetuto sui lati del cabinet, ma più esteso e ricco di particolari, senza però la scritta gialla.
|
|
|
Il cabinet dello storico gioco |
Il gioco prevedeva un massimo di due giocatori, però alternati. Due bottoni, generalmente bianchi, per gli spostamenti destra sinistra (e in senso orario ed antiorario), uno per il fuoco ed uno detto Hiperspace che permetteva alla navicella di ricollocarsi da qualche parte nello schermo con un movimento assolutamente repentino, quando era sul punto di essere disintegrata in mille pezzettini.
A dispetto della grafica (detta vettoriale) non proprio irresistibile e dell’estrema semplicità del gioco, Asteroids sbancò in popolarità specialmente negli Stati Uniti dove divenne il gioco più venduto da Atari. Spesso fu necessario ai proprietari delle sale gioco allargare il box raccogli monete per la grande quantità di giocatori che si cimentavano con questo intrigante passatempo elettronico.
La peculiarità di questo videogame era che per la prima volta nella storia il giocatore poteva registrare il proprio record, in modo poi da poterlo migliorare la volta successiva.
La distruzione degli asteroidi portava rispettivamente 20, 50, 100 punti, in base alla grandezza del “sasso stellare” colpito ed in base a come si frantumava. Il massimo del punteggio raggiungibile era 99.990 punti. All’originale Asteroids seguirono tre successive versioni: Asteroids Deluxe, Space Duels, Blasteoids, e molto più tardi un gioco ad esso ispirato, Sinistar.
Asteroids è stato (e rimane) uno dei giochi più popolari di sempre, tanto che nel 2005 è stato inserito di diritto nell’antologia di giochi prodotti da Atari.