L'arte di Keith Haring


di Marco Brondo

Singolare. Unico. Forse non abbiamo altri modi per definire questo straordinario artista, che proprio negli anni ‘80 vive la fase più intensa della sua particolare creatività.

Keith Haring

Keith Haring nasce a Kutztown, in Pennsylvania, il 4 maggio del 1958 ed è il primogenito dei coniugi Haring, Allen e Joan. Fin dai suoi primi anni di vita, Keith mostra un grandissimo interesse per il disegno, incoraggiato anche dal padre che disegnava cartoni animati e fumetti. Ed è proprio durante la sua infanzia che Keith farà dell’arte la sua ragione di vita.

“La più grande ragione del dipingere è che non c’è ragione di dipingere”.

Si iscrive all’Ivy School of Professional Art di Pittsburgh e alla Commercial Art, ma le abbandona quasi subito perché Haring non voleva creare su commissione. Gira gli Stati Uniti in autostop, conoscendo molti artisti e a San Francisco comincia a manifestare il suo orientamento omosessuale. In seguito si iscriverà all’Università di Pittsburgh pagandosi gli studi e da vivere lavorando come cameriere in una  mensa di una industria e presso un locale dove per la prima volta espone i suoi disegni.

Nel 1978 espone delle sue nuove creazioni al Pittsburgh Center for the Arts, e in seguito si trasferisce a New York ed entra alla School of Visual Art. La popolarità di Haring inizia in questo periodo con la realizzazione sempre più frequente di graffiti sui muri della città e nelle stazioni della metropolitana e le sue creazioni vengono molto apprezzate dalle persone (soprattutto tra i più giovani), tanto che molte di esse non ci penseranno 2 volte a rubare le opere dell’artista e venderle a musei e mercanti d’arte pochi minuti dopo la loro realizzazione. Quella del graffitaro è però un’attività illegale e Haring viene arrestato più volte.

L'Hospital Necker di Parigi (a sin.) e la Tony Shafrazi Gallery (a ds.)

I suoi graffiti sono popolati da forme antropomorfe stilizzate che Haring chiama Radiant Boys (ragazzi sfolgoranti) circondati da raggi luminosi che creano una sorta di aureola attorno al loro corpo nella quale coesistono la primitività (per la semplicità dei disegni stessi) e le paranoie dell’uomo in un universo grafico comunque molto ironico ma in bilico tra l’ottimismo e l’angoscia dell’esistenza.

Partecipa alla rassegna artistica “Terrae Motus”  assieme ad Andy Warhol nel 1980 a favore dei bambini terremotati dell’Irpinia, realizza la mostra “Time Square Show” occupando un palazzo a Time Square e dopo aver allestito tante altre famosissime mostre, farà della Tony Shafrazi Gallery la sua galleria personale. Espone le sue opere a San Paolo del Brasile (alla Sao Paulo Biennal), Londra e Tokyo nel 1983, nel 1984 viene invitato da Francesco Alinovi per esporre nella mostra “Arte di Frontiera” a Roma e nel 1985 dipinge una parete nel negozio Fiorucci di Elio Fiorucci a Milano.

Apre il suo primo Pop Shop a New York nel 1986, un negozio dove è possibile comprare gadget con le sue opere e vedere lo stesso Haring al lavoro. Sempre nel 1986 si reca prima a Berlino per dipingere sul Muro che divideva la Germania Est dalla Germania Ovest e poi ad Harlem per dipingere una grande murata sulla East Harlem Drive. Nel 1987 si reca a Parigi e dipinge una parte dell’Hospital Necker. Apre un altro Pop Shop a Tokio nel 1988.

Il murales Tuttomondo a Pisa

Nella mia vita ho fatto un sacco di cose, ho guadagnato un sacco di soldi e mi sono divertito molto. Ma ho anche vissuto a New York negli anni del culmine della promiscuità sessuale. Se non prenderò l'Aids io, non lo prenderà nessuno”.

Pochi mesi dopo l’apertura del Pop Shop a Tokyo, Haring dichiara, in un’intervista a “Rolling Stone”, di essere affetto dal virus dell’HIV e poco tempo dopo fonda la Keith Haring Foundation che raccoglie fondi a favore dei bambini malati di AIDS.

“Mi è sempre più chiaro che l'arte non è un'attività elitaria riservata all'apprezzamento di pochi. L'arte è per tutti e questo è il fine a cui voglio lavorare”.

La sua ultima opera pubblica, Haring la realizza in Italia nel 1989, si chiama Tuttomondo ed è un grande murales realizzato sulla parete esterna del Convento di Sant'Antonio a Pisa ed è una dedica alla Pace Universale.

Haring si spegne il 16 febbraio del 1990 a soli 31 anni, stroncato dall’AIDS, lasciando un grande vuoto nel mondo dell’arte contemporanea.

 


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