Eighties (Un delirio di Nino G. D'Attis)
di Nino G. D'Attis
Siamo lieti di ospitare su Casa80.it un racconto realizzato appositamente per il nostro sito dall'amico scrittore Nino G. D'Attis. Nato nel 1966, Nino è web content editor della rivista on line www.blackmailmag.com e per Marsilio ha pubblicato il romanzo Montezuma airbag your pardon (2006). Un suo racconto è stato incluso nell’antologia Con gli occhiali da sole anche di notte (Perrone editore, 2006).
Era la notte del carburatore sporco e delle
confessioni a mezza voce. La notte più fredda dell’anno, o almeno della loro
relazione a intermittenza, minata alla base da insanabili divergenze musicali:
lei tifava per Prince, lui aveva tutti i dischi dei Killing Joke. Alla domanda:
“COME AVETE FATTO AD ACCOCCHIARVI INSIEME?” seguiva puntualmente un silenzio
imbarazzante.
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L’amore è caduta libera.
L’amore è una distesa di margherite con tutti i corollari del caso.
L’amore è buonsenso sacrificato, mangiato, bevuto, fottuto more ferarum da un attimo di distrazione.
La Uno era morta nei pressi di un campo coltivato a carciofi sonori sensibili al contatto (all’interno del gambo, un trasduttore sonoro controllato da un chip che, non appena attivato, poteva suonare a scelta Walk like an egyptian delle Bangles oppure L’Inno alla gioia di Beethoven). Se ne era andata senza un lamento, l’utilitaria comodosa, lasciandoli lì con mezzo pacchetto di Camel, una lattina di Dreher e una scorta di funghi calabresi da dividere in due. Croccanti, piccanti e allucinogeni, i funghi: souvenir di un viaggio in treno fino ad Amsterdam in compagnia di un paio di sciroccati di Catanzaro. Il Barone e B.C., li chiamavano (le iniziali B.C. stavano per Buon Carloni). Hippies fuori tempo massimo, tutti Pace, Amore & Joint Acceso, cassette tidikappa C90 al cromo di Neil Young, camicioni di canapa e fette di gorgonzola infilate negli stivalacci.
«Brrrrrr... fortuna che il riscaldamento tiene ancora. E poi abbiamo berretti e piumini, magari tra venti minuti ‘sta carretta si riprende e ti riaccompagno a casa.»
«Di’, ma te lo ricordi il Barone, con quei discorsi sul fatto che lui era figlio illegittimo di Jim Morrison?»
«Fulminato proprio! C’aveva le lesioni alla calotta cranica quello lì, te lo dico io.»
«Diceva che sua madre era stata insieme al poeta a Parigi, figurati.»
«Seee...»
Si guardarono negli occhi e scoppiarono a ridere. Una risata chiassosa come un temporale, registrata dall’Ufficio Statistico Feeling come il non plus ultra delle possibilità di restare insieme nel decennio successivo.
«E poi B.C. se ne è uscito dicendo che secondo lui anche Billy Idol ha qualcosa di Morrison e a quel punto il Barone è andato in bestia.»
«Uh, altro che Peace & Love, l’avrebbe strozzato seduta stante per una cosa così!»
Accesero la radio. Cindy Lauper stava cantando quella canzone sulle ragazze che vogliono solo divertirsi. Lui le mise il braccio intorno alle spalle, lei si irrigidì.
«La sera del mio brutto mal di pancia», iniziò. «Quando sono rimasta all’ostello e tu e quei due soggetti siete usciti a farvi qualche birra.»
«Uh-uh...»
ATTENZIONE: SPIA ROSSA = TERRENO ACCIDENTATO!!!
«È vero che avete fatto un giro nel quartiere delle puttane?»
ATTENZIONE, RIPETO: SPIA ROSSA!!!
«Uh-uh...ma solo per dare un’occhiata, tutto qui.»
«Solo un’occhiatina?»
«Yes, baby! Che cosa vorresti insinu...»
«Be’, un uccellino mi ha detto che sei stato con una che somigliava a Cindy Lauper.»
«Cazzate.»
«Sempre lo stesso uccellino mi ha riferito che dopo aver trattato un po’ sul prezzo ti sei fatto fare un servizietto.»
«Gesù, e tu credi davvero che io...»
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Lui spense la radio. Lei si voltò verso il finestrino, fingendo di interessarsi ai fiocchi di neve che cominciavano a posarsi sui campi.
Silenzio pesante. Silenzio imbarazzante. Lo scrupoloso Ufficio Statistico Feeling registrò un dato negativo conosciuto con il termine tecnico di “Baratro Insanabile”.
Karin: una chiattona. Karin: una lucciola con un poster di Cindy Lauper nella sua stanzetta rosa nel cuore del Rossebuurt. Karin: pompini a prezzi stracciati.
1815: l’Olanda legalizza la prostituzione.
1987: lap-dance, negozi di video hardcore, sex-shop, musei dell’erotismo. E Karin, certo, quella che batteva sulla Raadhuistraat insieme alla sua amica che sembrava la sorella gemella di Marlee Matlin, l’attrice sordomuta premio Oscar per Figli di un dio minore.
Colpa dei funghi. Colpa della birra. Il Barone e B.C. avevano atteso il suo ritorno in un caffè ascoltando mezzo milione di volte dal juke-box l’ultimo successo di Sabrina Salerno, poi si erano fatti raccontare tutti i particolari dell’impresa mentre Nick Kamen ci dava dentro di sospiri con Each time you break my heart.
«Allora giurami che non è vero. Lo giuri?»
«Uh-uh...»
«Questo non è un giuramento!»
Lei scosse il capo, lui scosse il capo.
«Ok.»
«Sarebbe a dire?»
Lui sospirò. Lui abbassò la testa. Lui vide passare un’ombra minacciosa sul volto della ragazza e decise di arrendersi.
«Sono stato con una puttana olandese travestita da Cindy Lauper, economica, un po’ rozza, però...»
SBAAAAAAAAMMMMMMMMMMMMMMMMMM!!!
«Amore, dove vai? Torna qui, ti prego!»
Niente. Il buio l’aveva fatta sua.
«Amoreeeeeeh! Perdonami, amoreeeeeeeh!»
Lacrime. Pugni allo sterzo. Pugni al cruscotto. Un colpo riaccese accidentalmente la radio facendo uscire il belato di un tizio che stava parlando di Mathias Rust, lo studente tedesco che con il suo piccolo aeroplano era riuscito ad atterrare sulla Piazza Rossa di Mosca.
Lui urlò: «’Fanculo i russi, ‘fanculo i crucchi, ‘fanculo le zoccole olandesi!»
Lei non fece marcia indietro.
Si rividero per caso, dieci anni più tardi. Lui eroinomane perso, lei ancora bella, sposata, un figlio di nome James che amici e parenti chiamavano semplicemente Jim, un marito integerrimo maresciallo della Guardia di Finanza, terrore di falsari, evasori, bucanieri di ogni razza. Il maresciallo Barone, figlio di un poeta.
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