Fascino e vittorie di Katarina Witt
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Katarina nell'84 a Sarajevo |
Una delle più grandi pattinatrici su ghiaccio di tutti i tempi, piena di grazia, fascino e sensualità. Katarina Witt ha introdotto nuovi standard nella sua disciplina, sia per quanto riguarda il lato prettamente tecnico sia per il gusto e l’audacia con cui ha saputo stupire e provocare, a volte anche con dei costumi da gara talmente sexy da essere ai limiti estremi del regolamento.
Katarina nasce a West-Staaken (oggi parte di Berlino), nell’allora Repubblica Democratica Tedesca, il 3 dicembre 1965. Il suo talento emerge fin da bambina, tanto che Katarina viene chiamata a frequentare una scuola speciale destinata ai ragazzini particolarmente dotati nello sport, denominata “Kinder und Jugendsportschule”. Fa parte del club SC Karl Marx Stadt e, fin dal 1970, la sua allenatrice è Jutta Müller, che ne accompagnerà l'intera carriera.
Inizia a distinguersi nemmeno quattordicenne, piazzandosi terza nel 1979 ai campionati di pattinaggio artistico della Germania Est. L’anno dopo arriva seconda e, dal 1981 al 1988, conquista ben otto titoli consecutivi. Nel frattempo, emerge anche a livello internazionale: nel 1981 è quinta sia agli europei sia ai mondiali, nel 1982 è seconda in entrambe le manifestazioni, nel 1983 vince il titolo continentale ma non va oltre il quarto posto ai mondiali.
Il 1984 è un anno importante per le discipline invernali, perché sono in programma i Giochi Olimpici di Sarajevo. Katarina non delude e mette a segno una clamorosa tripletta: conquista l’oro a cinque cerchi, il suo secondo titolo europeo e il primo alloro mondiale. A fine anno viene votata dai lettori del quotidiano “Junge Welt” come atleta femminile dell'anno della DDR.
Nel 1985 rivince europei e mondiali; l’anno seguente ottiene il quarto titolo europeo, ma arriva solo seconda nella manifestazione iridata, battuta dalla statunitense Debi Thomas, la sua principale rivale. Nel 1987, oltre al quinto successo continentale, torna a salire sul gradino più alto del podio ai mondiali, annichilendo le avversarie con un’esibizione pressoché perfetta.
Il 1988 è nuovamente stagione olimpica e Katarina ripete il fantastico tris di quattro anni prima: ottiene il sesto titolo europeo, il quarto mondiale e, ai Giochi di Calgary, la seconda medaglia d’oro decoubertiniana. In Canada incanta pubblico e giuria con una prova tecnica e sexy al tempo stesso, sulle note della “Carmen” di Bizet.
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L'esibizione di Calgary '88 |
Dopo il trionfo di Calgary, ad appena ventitré anni, Katarina interrompe la sua carriera per passare professionista, precorrendo i tempi, visto che il Muro di Berlino sarebbe caduto solo un anno e mezzo più tardi. Gira per tre anni l’America con lo show “Witt and Boitano Skating”, assieme a Brian Boitano, altro campione olimpico della specialità: lo spettacolo arriva a fare il tutto esaurito al Madison Square Garden di New York. Nel 1989 recita nel film “Carmen on Ice”, che riprende il tema della splendida esibizione canadese, e la sua interpretazione le vale, nel 1990, un Emmy Award.
Nel 1994 compie un estemporaneo rientro alle gare. Si piazza seconda nel campionato della Germania riunificata, ottava agli europei e settima ai Giochi Olimpici di Lillehammer, dove, comunque, riceve complimenti da tutti per la dimensione artistica della sua prova e per il messaggio di pace lanciato verso la gente di Sarajevo (dove aveva vinto l’oro dieci anni prima).
Nel 1995 viene accolta nella prestigiosa World Figure Skating Hall of Fame, onorificenza destinata alle leggende del pattinaggio. Tre anni più tardi, ha una piccola parte nel film “Ronin” accanto a Robert De Niro e suscita scalpore, posando completamente nuda per “Playboy”: il numero che la ritrae in copertina è il secondo nella storia del magazine ad andare esaurito (il primo era stato quello con Marilyn Monroe).
Nel 1999 due votazioni la incoronano “atleta donna preferita negli Stati Uniti” e “pattinatrice del secolo”. Negli anni Duemila prosegue la sua frenetica attività: Katarina porta in scena vari spettacoli itineranti, con i quali continua a riscuotere enormi consensi in tutto il mondo. Successi meritatissimi, per colei che il “Time Magazine” definì “la faccia più bella del socialismo”.