Mike Tyson campione dei massimi


 

Mike Tyson nasce il 30 giugno 1966 a Southington, nell’Ohio, e cresce, fra parecchi stenti, in un ghetto di Brooklyn, dove la vita è tutt’altro che facile. Fin da giovanissimo, come la maggior parte dei suoi conoscenti, viene a contatto con la galera, ma all’età di tredici anni Cus D’Amato, l’ormai anziano ex manager (fra i suoi storici assistiti spicca Floyd Patterson), nota le sue qualità pugilistiche e decide di prendersi cura di lui, aiutandolo con insegnamenti di grande importanza dentro e fuori dal ring.

Berbick sta per subire un tremendo ko

Dopo una più che discreta carriera da dilettante, l’ascesa di Mike nel mondo della boxe professionistica è rapida ed inarrestabile. L’esordio nei pesi massimi avviene a nemmeno 19 anni, il 6 marzo 1985 ad Albany (New York): il suo avversario Hector Mercedes è spazzato via in meno di una ripresa. Mike è una forza della natura, potente, aggressivo, davvero impressionante con il suo collo taurino e l’aria da duro, malgrado una statura non eccelsa per la categoria (1,82): combatte con regolarità, una o due volte al mese, ed i rivali seguenti non conoscono sorte migliore del primo. Inevitabile, a quel punto, che si affacci la possibilità di un match per il titolo del mondo, nello specifico quello WBC, detenuto da Trevor Berbick, l’uomo che nell’81 aveva posto fine alla carriera di Muhammad Alì, superandolo ai punti a Nassau, nelle Bahamas.

Il 22 novembre 1986, Tyson si presenta sul ring di Las Vegas con un record di 27 vittorie in 27 incontri, 25 delle quali ottenute prima del limite (ben 15 nel round iniziale). Il suo mentore D’Amato è morto da pochi mesi e sul talento di “Iron Mike” ha già messo gli occhi il manager più famoso e controverso della boxe, Don King. Quella sera Tyson, pur attesissimo, stupisce tutti e mette ko Berbick (che prova a rialzarsi, ma le sue gambe non reggono, in una tragica e indimenticabile danza verso il tappeto) già al secondo round, divenendo ad appena vent’anni il più giovane campione del mondo dei massimi della storia.

Nel 1987, con borse sempre più faraoniche (sui giornali si quantificano i milioni di dollari guadagnati per ogni secondo dei suoi spesso brevissimi combattimenti), Mike si dedica alla riunificazione delle cinture: ancora a Las Vegas, il 7 marzo, domina ai punti in dodici riprese il campione WBA James “Spaccaossa” Smith; poi, dopo aver inflitto il 30 maggio un kot al 6° round a Pinklon Thomas, conquista anche il titolo IBF, battendo ai punti il 1° agosto Tony Tucker e completando così il progetto. Ora è lui l'unico campione riconosciuto della massima categoria.

Sotto i riflettori con Don King

Iniziano le difese del titolo indiscusso: Tyrell Biggs resiste sette riprese nell'ottobre '87, il vecchio fuoriclasse Larry Holmes quattro nel gennaio '88, Tony Tubbs due nel marzo successivo. La sfida più attesa ha luogo il 27 giugno 1988 ad Atlantic City: l’imbattuto ex campione Michael Spinks, un maestro conclamato di tecnica e tattica, viene messo giù in soli 91 secondi, in un’incredibile dimostrazione di forza devastante. Nell’89 le difese sono solo due: a febbraio con Frank Bruno (kot al 5° round, ma buona prova del britannico, forse il primo a riuscire a contrattaccare con una certa efficacia, anche se poi, comunque, irrimediabilmente punito) ed a luglio con Carl Williams (ko al 1° round).

Gli anni Ottanta si concludono dunque con le tre cinture (WBA, WBC, IBF) saldamente in vita ad “Iron Mike”: il decennio successivo, purtroppo per lui, non sarà altrettanto fortunato. L’11 febbraio 1990 a Tokyo Tyson subisce un’inopinata sconfitta per ko alla decima ripresa da James “Buster” Douglas per quella che sarà definita dal celebre giornalista Rino Tommasi “la più grande sorpresa nella storia dello sport”. I titoli cambiano dunque padrone: da lì inizierà il declino di Mike, che andrà incontro anche a seri problemi con la giustizia, vedrà la sua attività interrotta da tre anni di carcere (condannato per stupro) e, nonostante un breve ritorno sul trono dei massimi nel ’96 (battuti Bruno e Seldon, prima di cedere due volte a Holyfield), non riuscirà più a tornare la stessa furia inesauribile di inizio carriera. Certo è che nei suoi anni d’oro Tyson era davvero irresistibile, tanto da essere circondato da una vera e propria aura di imbattibilità. In quel periodo il suo pugno è divenuto proverbiale, facendone indiscutibilmente, al di là di ogni altra considerazione, uno dei più pugili più grandi e popolari di sempre.

 


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