I mondiali di Roma 1987
Dal 29 agosto al 6 settembre 1987 Roma ospita la seconda edizione dei campionati mondiali di atletica. La manifestazione, fortemente voluta dal presidente della IAAF Primo Nebiolo, ottiene un brillante e meritato successo (518.000 gli spettatori sugli spalti in otto giorni), frutto di un’organizzazione impeccabile e di alcune gare assolutamente memorabili.
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Johnson (al centro) precede Lewis (a sinistra) |
La sfida più attesa è senza dubbio quella tra Ben Jonhson e Carl Lewis nei 100 metri. La finale, cui partecipa anche l’azzurro Pierfrancesco Pavoni (pur infortunato), è la più veloce di sempre: si impone il canadese, che, con un’impressionante dimostrazione di potenza, fissa i cronometri sullo strabiliante tempo di 9”83, mentre l’eroe delle Olimpiadi di Los Angeles deve accontentarsi dell’argento con 9”93, tempo uguale al precedente record mondiale detenuto da Calvin Smith (che, in assenza di Lewis, fa suoi i 200). Johnson vivrà ancora un anno di gloria effimera, finché non sarà trovato positivo all’antidoping subito dopo la nuova impresa di Seul: dovrà restituire le sue medaglie, per cui l’oro capitolino sarà assegnato a Lewis (vincitore anche nel lungo e nella staffetta 4x100).
Nello stesso giorno della sfida Johnson – Lewis si registra un altro primato, questo sì destinato a rimanere nella storia per i soli meriti sportivi: lo ottiene la bulgara Stefka Kostadinova nel salto in alto. Dopo un’aspra lotta con la russa Tamara Bykova, campionessa in carica, Stefka (che si era salvata al terzo tentativo a quota 2,04) supera l’asticella posta a 2,09, mentre la rivale si ferma ad un comunque eccellente 2,04, ottenuto alla prima prova: il nuovo record sarà uno di quelli che fanno epoca e costituiscono un punto di riferimento per molto tempo.
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Harris (2°), Moses (1°), Schmid (3°): il podio dei 400 hs |
Altra splendida gara è quella dei 400 metri ostacoli maschili. Il leggendario americano Edwin Moses, maestro della specialità, ha ormai 32 anni e la sua striscia di imbattibilità durata dieci anni è stata da poco spezzata in un meeting estivo in Spagna dal più giovane connazionale Danny Harris, che ora gli lancia la sfida per il titolo iridato. Moses parte fortissimo, ma nel finale il suo ritmo cala, cosicché proprio Harris ed il tedesco Harald Schmid sembrano poterlo raggiungere e superare. Invece, con un ultimo guizzo d'orgoglio sul traguardo, Edwin la spunta al fotofinish, con 47”46, davanti a Harris e Schmid, accreditati di un identico 47”48. Sarà l'ultima grande vittoria di una carriera straordinaria.
Nei 400 piani arriva la sorpresa: vince il tedesco dell’est Thomas Schoenlebe, che precede i due favoriti, il nigeriano Innocent Egbunike e lo statunitense Harry “Butch” Reynolds. Emozioni nell’alto, dove i sovietici Igor Paklin e Gennady Adveenko e lo svedese Patrik Sjoberg duellano a misure siderali: a spuntarla è lo scandinavo, che salta 2,38 al primo tentativo, mentre gli altri due, argento pari merito, ci riescono solo al terzo. Da ricordare il 17,92 del bulgaro Christo Markov nel triplo, i successi dei mezzofondisti africani Billy Konchellah (800) e Abdi Bile (1500), le conferme del talento di Said Aouita (5000) e Sergei Bubka (asta) e la rivelazione finlandese Seppo Raty (giavellotto).
Fra le donne, Kostadinova a parte, è il mondiale di Silke Gladisch: la rappresentante della Repubblica Democratica Tedesca ottiene la prestigiosa doppietta 100 – 200, cui aggiunge l’argento (dietro gli Stati Uniti) nella staffetta veloce. Stupiscono anche l’americana Jackye Joyner-Kersee, che vince il lungo e l’eptathlon, e la sovietica Tatiana Samolenko, che centra i 1500 e i 3000.
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L'esultanza di Panetta |
Buono il bilancio azzurro, che migliora nettamente il bottino della prima edizione disputata ad Helsinki nell’83. Il protagonista è Francesco Panetta, che arriva secondo nei 10000 dietro l’imprendibile keniano Paul Kipkoech e poi trionfa nella sua gara, i 3000 siepi, trascinato dal tifo appassionato del vecchio Stadio Olimpico. Anche l'inimitabile Maurizio Damilano conquista la medaglia più pregiata, nella 20 km di marcia, staccando nettamente il cecoslovacco Jozef Priblinec e ripetendosi a sette anni di distanza dalla vittoria alle Olimpiadi di Mosca. Otteniamo inoltre un secondo argento con il fresco primatista mondiale Alessandro Andrei nel getto del peso (battuto solo dall’elvetico Werner Gunthör) ed un bronzo con Gelindo Bordin nella maratona. Inizialmente era stato classificato terzo anche Giovanni Evangelisti nel lungo, in seguito declassato di una posizione a causa di una misurazione mal eseguita dai giudici di gara, che gli aveva consentito di scavalcare lo statunitense Larry Myricks. Se con gli uomini otteniamo buoni risultati, va male, invece, il settore femminile, che non porta nemmeno un’atleta fra le prime otto, ma negli anni a seguire la situazione migliorerà. Complessivamente, con due ori, due argenti ed un bronzo, l’Italia si classifica al sesto posto nel medagliere, dietro Stati Uniti (10-4-6), Germania Est (9-11-9), Unione Sovietica (7-13-7), Bulgaria (3-0-1) e Kenya (3-0-0).