Rio


 

Nel 1978 cinque ragazzi di Birmingham, appassionati di musica, decidono di formare una band. Simon Le Bon, cantante e carismatico leader, Nick Rhodes alle tastiere, John Taylor al basso, Roger Taylor alla batteria, Andy Taylor alle chitarre (i tre Taylor non sono parenti) scelgono di chiamarsi Duran Duran, dal nome di un personaggio del film Barbarella, il dottor Durans Durans. Alla formazione originale si aggiungeranno, verso la fine degli anni Ottanta (ma solo per un certo periodo), il chitarrista Warren Cuccurullo, ex Missing Persons, ed il batterista Sterling Campbell.

I Duran Duran agli esordi

Nella loro epica carriera, i Duran sfornano una serie impressionante di singoli di grande successo tra cui "The Reflex", "A View To A Kill", "The Wild Boys", "Hungry Like The Wolf", fino alle più recenti "Ordinary World" e "Sunrise", in grado di dominare le classifiche di tutto il mondo, e riescono a vendere più di sessanta milioni di copie dei loro dischi.

"Rio" è l’album che li lancia sulla cresta dell’onda. Uscito sul mercato nella primavera del 1982 per la EMI, secondo lavoro realizzato da Simon e soci, segue di un anno l’album di debutto intitolato semplicemente “Duran Duran”, che aveva ottenuto un buon successo di pubblico a dispetto della critica che l’aveva pesantemente snobbato.

L’esordio del disco è di quelli che non si dimenticano. "Rio", la title track, primo brano in scaletta, è un pezzo veloce ed aggressivo, sorretto da solide percussioni, con l’inserimento decisamente incisivo di tastiere e sintetizzatori. Il ritornello è accattivante e facile da ricordare: molto radiofonico.

Segue "My Own Way", uscita come singolo verso la fine del 1981, in seguito un po’ dimenticata dalla band. E’ poi la volta di "Lonely In Your Nightmare", una ballata dolce ed intensa, che si avvale dell’apporto delle chitarre acustiche. Quindi arriva l’indiavolata "Hungry Like The Wolf", una delle opere più note dei Duran, un vero classico del loro repertorio, amatissima dai fans, è un pezzo decisamente New Wave, tosto e potente, persino ballabile.

Si passa per la discreta "Hold Back The Rain" per arrivare a "New Religion", un brano che riporta il gruppo al sound dell’esordio, con un’atmosfera decisamente cupa e concettualmente più vicina al  Neoromanticismo. La successiva "Last Chance On The Stairway" non è particolarmente incisiva, ma poco importa visto che si va verso un finale da antologia.

Simon Le Bon

Segue infatti "Save A Prayer", forse la ballata più bella degli anni Ottanta. Un brano magnifico, epico, probabilmente il più celebre del repertorio della band di Birmingham. Memorabile è il suono delle tastiere, che fin dall’inizio ne delineano l’incantevole melodia. Il testo, perfettamente interpretato da Simon, evoca paesi lontani, tramonti e spiagge da favola, su cui si consumano romantiche storie d’amore. Anche il video si muove in questo senso: vediamo i Duran camminare languidamente su spiagge bianche e deserte, sotto le palme sospinte dal vento, tra gli elefanti, e alla fine salire verso una costruzione che sembra un tempio. La canzone ottenne un grande successo anche sul mercato americano, facendo dei Duran una delle stelle più brillanti del firmamento del pop rock.

Chiude l’album "The Chauffeur" da cui fu tratto un video in bianco e nero. Un’altra splendida ballata costruita stavolta interamente sulle tastiere e dotata di un melodico e lungo finale strumentale. Venata di un sottile erotismo, la canzone, in qualche modo cupa e decadente, è una delle migliori in assoluto del gruppo.

"Rio" è un album davvero ottimo: una giusta miscela fra Pop, New Wave e Rock. I Duran si dimostrarono abilissimi a legare le immagini alla musica, sfruttando al massimo il potenziale espressivo offerto dai videoclip per lanciarsi sul mercato in tutto il mondo. Fu tale il successo di questo secondo album che la popolarità della band oltrepassò i confini della musica. La stampa trasformò i Duran Duran in un vero e proprio fenomeno di costume.

 


Home