Rebel Yell


 

William Michael Albert Broad, meglio conosciuto sulla scena musicale mondiale col nome di Billy Idol, nasce nel Novembre del 1955, nella contea di Middlesex, in Inghilterra. Il suo nome d’arte deriva da un gioco di parole da egli stesso realizzato sull’appellativo “Idle” (più o meno, "fannullone") affibbiatogli dalla maestra delle elementari,  per prenderlo bonariamente in giro. William cambiò “Idle” in “Idol” e, accortosi che funzionava e si addiceva alla sua personalità ribelle e stravagante, decise che, da quel momento in poi, si sarebbe chiamato Billy di nome (semplice diminutivo di William) e Idol di cognome: in definitiva Billy Idol.

Billy Idol comodamente assiso

Intorno ai vent’anni Billy si iscrisse alla Sussex University dove però frequentò i corsi per un solo semestre. Ogni sua energia, infatti, era dedicata all’interesse per la musica; in particolare per il punk suonato dai famosissimi Sex Pistols.

Così, affascinato dal mondo dello spettacolo, ed in particolare, da quella onda così ribelle e potente, derivante dal rock, si gettò a capofitto nella scena musicale “underground”. Per un breve periodo fece parte della band Siouxie & The Banshees, per poi formare un gruppo tutto suo che chiamò Chelsea (come il famoso quartiere di Londra) successivamente ribattezzato Generation X.

I Generation X firmarono un contratto con la Chrysalis Records e realizzarono ben tre album che, tutto sommato, ottennero un discreto successo. Sul finire degli anni Settanta il gruppo si sciolse e Billy decise di trasferirsi a New York, dove, collaborando con il virtuoso chitarrista Steve Stevens, realizzò nel 1982 il suo primo album come solista, semplicemente intitolato “Billy Idol”. Il disco (che contiene tre perle memorabili come “White Wedding”, “Dancing With Myself” e “Hot In The City”) riscosse un buon successo di pubblico, ma, soprattutto, i video che ne furono tratti spopolarono su MTV.

La definitiva consacrazione per il giovane Billy arrivò due anni dopo, nel 1984, all’indomani dell’uscita del suo secondo lavoro: “Rebel Yell”. Questo piccolo grande capolavoro del rock si apre con la title-track, un brano grintoso e diretto come un pugno nello stomaco che aggredisce l’ascoltatore si dalle prime note, dotato di un sound assolutamente mitico destinato a rimanere subito impresso. Il testo scorre via veloce sul sussulto della batteria che pesta per tutta la durata della traccia: in definitiva una vera pietra miliare del rock. In “Daytime Drama” il ritmo scende, e Billy sembra voler sedurre l’ascoltatore giocando con l’accompagnamento ritmico che incede impeccabilmente, sorretto dalla onnipresente chitarra di Steve Stevens. La terza traccia “Eyes Without A Face” è un capolavoro assoluto: una delle ballate più famose e più riuscite degli anni Ottanta. Lenta e romantica, cupa e commovente.

La successiva “Blue Highway” riprende subito il ritmo, costruita com’è sul fraseggio veloce fra le percussioni e la chitarra elettrica. Il quinto brano in scaletta “Flesh For Fantasy” (altro classico di Billy) è irriverente e al tempo stesso triste ed inquietante (una formula che solo pochi possono permettersi) e costituisce uno dei punti di forza dell’intero lavoro.

Il singolo "Flesh for Fantasy"

“Catch My Fall” è un pezzo molto riuscito, decisamente intimo, ma non  privo di verve, in cui compare un sorprendente accompagnamento di sax. “Crack Call” è un rock molto interessante, solido, melodico, adatto a condurre verso il finale, dove troviamo “(Do Not) Stand In The Shadow”, veloce e coinvolgente ed infine “The Dead Next Door”, una ballata inquieta e dolce, che ben chiude l’intero disco.

“Rebell Yell”, è qualcosa in più di un semplice album rock apprezzato dalle masse. E’ un lavoro di un certo spessore, curato negli arrangiamenti, e che possiede un grande carisma; tutti fattori che lo rendono interessante ed attuale anche oggi, a più di venti anni dalla sua pubblicazione.

Oltre ad essere stato un autore e un interprete di grandissimo successo (ed anche attore, lo ricordiamo in “The Doors” di Oliver Stone), Billy Idol è stato, per quasi quindici anni, un vero e proprio “personaggio”, nel senso più positivo del termine. Il suo look da post-punk un po’ sadomaso, successivamente ribattezzato da “Cyber-punk” (stivaletti, pantaloni di pelle neri molto attillati, giubbotti jeans con borchie e catene indossati sul petto nudo, una vistosa croce dondolante sul collo, lo sguardo ribelle e sfrontato, il labbro superiore leggermente alzato in un ghigno provocatorio e malandrino, i capelli sempre rigorosamente a spazzola, giallissimi) ha fatto decisamente epoca, tendenza e scuola per almeno un paio di generazioni di ragazzi a cavallo fra gli anni Ottanta ed i primi anni Novanta.

Il “ragazzo” Billy ha proposto grande musica, provocato i benpensanti, si è spinto più in là, verso ogni limite: tutto nel nome di un puro ed onestissimo stile di vita, quello del Rock!

 


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