Music For The Masses


 

“Music For The Masses”, registrato negli studi Guillaume Tell di Parigi e Konk di Londra, prodotto da David Bascombe, distribuito dalla Mute Records, arriva sul mercato discografico nell’autunno del 1987. I Depeche Mode provengono da Basildon, città dell’Essex, contea storica a nord-est di Londra, e sono all’epoca nella loro formazione originale che vede David Gahan,  “tenebroso” leader alla voce, Andrew Fletcher alle tastiere e sintetizzatori, Alan Wilder al piano e alle tastiere, e Martin Gore alle chitarre. In questo disco (il settimo della loro produzione, contando anche la raccolta dei singoli uscita a metà degli anni Ottanta) propongono una serie di brani a metà fra la musica elettronica sperimentale e le melodie orecchiabili per il grande pubblico.

Da sin.: Martin, Andrew, Dave e Alan

Il primo brano in scaletta, “Never Let Me Down Again” è un superclassico della band e viene lanciato come singolo sul mercato accompagnato da uno splendido video girato in bianco e nero. Nelle prima scena troviamo David Gahan seduto ad un tavolino di legno con la testa poggiata sulle mani. Quasi subito un signore molto anziano si siede al suo fianco, ignorandolo, e beve qualcosa dalla tazza che è sul ripiano vicino ad una brocca. Successivamente vediamo David che attraversa alcune strade di campagna a bordo di una curiosa, piccola, automobile. Il suono è come sempre ricercato ma immediatamente assimilabile, e rende la canzone accattivante e ballabile, ma assolutamente non banale.

Segue “The Thing You Said”, in cui il ritmo scende moltissimo e David quasi sussurra il testo come non volesse disturbare l’atmosfera così intima e discreta creata dalle tastiere, stabilendo al tempo stesso un canale di comunicazione del tutto privilegiato con l’ascoltatore.

“Strange Love” riprende quota ma solo quel tanto che basta. Sorretta da un’ottima linea di basso e da un “beat” dal suono inconfondibile, riscuote un grande successo nei passaggi radiofonici. Subito dopo arriva “Sacred” che a dispetto di un intro molto dark, improvvisamente si apre verso sonorità più luminose, il ritmo incalza conducendo la melodia verso un ritornello  molto gradevole.

“Little 15” è un brano quasi sperimentale, dolce e triste al tempo stesso, dal testo poetico e delicato, costruito quasi per intero sulle tastiere e sulla voce di David. “Behind The Whee” riprende vigore, il ritmo incalza nel lungo inizio strumentale, e la batteria si inserisce subito dopo l’inizio del testo e quasi subito la melodia, in crescendo, prende il sopravvento sulle parole.

Ciò che segue è una delle tracce più sperimentali mai realizzate dalla band. “I Want You Now” si apre infatti con un affannoso respiro di sottofondo che introduce la parte cantata. L’ambientazione del brano è indefinibile, assolutamente criptica, quello descritto potrebbe essere un amore estremo, vissuto al limite delle regole, proveniente da una parte remota e sconosciuta della nostra mente, oppure da un futuro oscuro e decadente popolato da esseri alieni.

La band all'epoca di "Music For The Masses"

La successiva “To Have And To Hold” mantiene la stessa inquietante atmosfera del brano che la precede, rilanciando, se possibile, la posta in gioco. La voce di David scende decisamente di tono, i rumori di sottofondo si fanno minacciosi ed il ritmo diviene ossessivo. Sebbene la traccia sia piuttosto breve è molto intensa e significativa, intrisa di una cupa e decadente melanconia.

Si tira il fiato con “Nothing”, le cui melodia è molto gradevole ed il ritmo incalza solo sul ritornello. Ma ecco che con la successiva “PIMPF” calano le tenebre. Un manto nero avvolge l’album in questo brano strumentale, suonato quasi solo al pianoforte ed in cui nella seconda parte prende il sopravvento un coro che ha in se qualcosa di malefico. I fantasmi, gli incubi, le paure, sembrano materializzarsi per tutta la durata della traccia, trovando spazio nei microsolchi del cd, ed uscendone fuori sprigionandosi nell’aria per far rabbrividire l’ascoltatore.

La successiva “Agent Orange” è di nuovo un pezzo strumentale che si apre con il suono campionato del vento. Seguono due remix: quello di “Never Let Me Down Again”, e di “To Hold And To Have” che ci conducono al finale. Chiude l’intero lavoro “Treasure Little Pleasure”, un pezzo molto gradevole non privo di ritmo e dal ritornello accattivante con cui i Depeche si riconciliano con l’ascoltatore.

“Music For The Masses” è l’album di mezzo di quella che potrebbe essere, da un punto di vista concettuale, una vera e propria trilogia; il disco è preceduto infatti da “Black Celebration” del 1986 e seguito da “Violator” nel 1990.

In questi tre album, i Depeche Mode sviluppano ed approfondiscono le tematiche care a tutta la loro produzione, esplorando quella parte oscura dell’essere umano come mai nessuno aveva fatto prima di loro, in musica. Sogni, incubi, amori votati alla dominazione e alla sottomissione, paure irrazionali, dominano l’immaginario musicale della band e si materializzano nelle tracce di questi splendidi dischi, creando con i fans, sempre più numerosi, un legame saldissimo.


I Depeche Mode (il nome della band proviene dal titolo di una rivista di moda francese, agli albori si chiamavano i Composition Of Sound), nascono a Londra sul finire del 1977, quando Andrew Fletcher, Vince Clark (che abbandonerà nel 1981, e sarà sostituito da Alan Wilder) e Martin Gore decidono di reclutare come cantante il giovane David Gahan, dopo averlo visto interpretare alcune canzoni di David Bowie sul palco di un piccolo club.

Il carisma di Dave Gahan

L’indirizzo musicale della band è subito chiaro: la musica elettronica. Via gli strumenti acustici dunque e spazio a tastiere, sintetizzatori, e batterie campionate. Il look è in linea con la musica: pantaloni e giacche di pelle, stivali neri, occhiali scuri e atteggiamento piuttosto dark.

Nei primissimi anni Ottanta, il gruppo viene assimilato a realtà già consolidate come Kraftwerk, Eurythmics e Soft Cell. Il 1981 è l’anno della svolta. I Depeche pubblicano “I Just Can’t Get Enough”, un brano dal sound elettro-pop che sbanca le classifiche inglesi (molto ballato anche nelle discoteche e tutt’oggi un classico del gruppo) e che fa da battistrada al loro primo album: “Speak And Spell”.

Il disco viene apprezzato dal pubblico ed apre alla band una strada costellata di successi sempre più grandi (“Songs Of Faith and Devotion”, del 1993, è forse il loro capolavoro assoluto).

I Depeche Mode sono una delle band più importanti e di successo degli ultimi venticinque anni. Nella loro più che ventennale carriera hanno saputo rinnovare la musica pop-rock e proporsi come paladini dell’ elettronica, componendo brani al tempo stesso accattivanti dal punto di vista melodico e concettualmente profondi.

 


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