Liberi Liberi


 

Un'immagine dal videoclip della title-track

Negli anni Ottanta la musica italiana non attraversa un periodo felice, surclassata dalle band anglosassoni e dai cantanti americani. È ridotta a un pubblico di nicchia, ma tra i pochi fari che illuminano la scena nel decennio dell’Italian Rock è Vasco Rossi. Personaggio controverso ma vero, discusso e osannato come nuovo profeta da un pubblico che lo ama incondizionatamente. 

Dopo aver iniziato gli anni Ottanta affidandosi in prevalenza a un pubblico underground, Vasco decolla e conquista sempre maggiori fette di mercato. Riscuote consensi nelle radio private, in televisione e, soprattutto, nelle apparizioni live, dove gli spettatori sono sempre più numerosi. 

Nel 1989 il Blasco nazionale partorisce così un nuovo album, quello della definitiva consacrazione. È “Liberi Liberi”, prodotto interamente da lui, che occuperà per mesi i primi posti della classifica italiana. Vasco è cresciuto: la spregiudicatezza e la voglia di vincere i problemi con la vita spericolata ci sono ancora, ma sono affiancate da una certa disillusione, condita da un’amarezza esistenziale, ma fonte di infinita creatività. Al suo fianco non ci sono più Guido Elmi e la Steve Rogers Band, che ne avevano accompagnato i primi passi nei locali e nelle discoteche alternative della Romagna. 

La title-track è un pezzo di sicuro impatto, dalla melodia pungente interamente costruita su un testo maturo e pensato come non mai. Il Blasco c’è, è partecipe di un disegno superiore che lo ispira a essere un uomo migliore e lo spinge ad un livello di comunicazione più alto con il proprio pubblico. Il brano è accompagnato da uno storico videoclip, con una modella bendata vestita di bianco lungo le bianche scogliere di Dover, un luogo caratteristico e silenzioso, ma al tempo stesso affascinante e misterioso, che rispecchia l’animo tormentato del cantautore emiliano.

“Liberi liberi siamo noi / però liberi da che cosa / chissà cos’è / chissà cos’è”… Ce lo chiediamo insieme a Vasco, e lui con noi: vogliamo trovare un senso a questa situazione, ma un senso a questa situazione non c’è…

Il Blasco è contento

Apre l’album “Domenica Lunatica”, uscita anche come singolo: perfetta per le radio private, trascinante e melodica, un ottimo pezzo dal vivo, che induce gli spettatori all’esaltazione collettiva. Segue “Ormai è tardi”, una canzone molto triste, dal testo cupo e privo di speranza. Terzo brano è “Muoviti”, seguito da “Vivere senza te”. Quest’ultimo è un brano di raro impatto, che i fans amano molto, in quanto ben rappresenta l'animo romantico e passionale di colui che l’ha scritto.

Quinto pezzo in scaletta è “Tango della gelosia”, in cui Vasco suona la chitarra acustica, dando al brano un’impronta orecchiabile e accattivante. Dopo la title-track è la volta di “Dillo alla Luna”: una canzone di grande successo, grintosa e incalzante, immediatamente entrata nell’immaginario collettivo. A chiudere degnamente è “Stasera”.

“Liberi Liberi” è senza dubbio un buon album. Costruito su dinamiche percussioni e infarcito di validi assoli di chitarra, dimostra, una volta di più, che è possibile suonare del rock italiano in maniera credibile, senza scimmiottare in alcuna maniera il modello anglosassone. Magari non sarà esattamente il miglior lavoro nella carriera del rocker di Zocca: tuttavia, non è inferiore ad acclamati lavori precedenti come "Bollicine" e "C'è chi dice no" e rappresenta comunque una delle pietre miliari nella produzione ultratrentennale del Blasco. Nel complesso, si tratta di un lavoro solido, ma non certo privo di estro e ben realizzato sotto ogni aspetto. Per i tantissimi ammiratori del Vasco nazionale, risulta alla fine fondamentale in una discografia da collezione che si rispetti.

 


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