Running In The Family


 

Corre l’anno 1980 quando nel Regno Unito si forma una band dal sound molto interessante e complesso: i Level 42 (l’origine del nome non è mai stata del tutto chiarita, forse fa riferimento al numero del pianerottolo di casa del personaggio protagonista del film “Brazil”, oppure al livello del garage più alto del mondo).

I Level 42 al gran completo

Mark King (vocalist d’eccezione e straordinario bassista, un vero virtuoso dello strumento), Phil Gould (batteria), Roland “Boon” Gould (chitarra), i due sono fratelli, e Mike Lindup (seconda voce e tastiere) suonano, all’inizio della loro avventura musicale, solo pezzi strumentali ottimamente eseguiti ed arrangiati, che si muovono sul complesso territorio del Jazz, con qualche sporadica intrusione nel mondo del Funk. La casa discografica è soddisfatta, ma manca ancora qualcosa. Così Mark King decide di cantare dei testi sulle melodie create dal gruppo. Il risultato è molto soddisfacente. Ne esce fuori una miscela di canzoni orecchiabili e che chiunque può canticchiare, ma, al tempo stesso, musicalmente molto complesse e ben lavorate. La direzione è quella giusta. I Level seguiranno questa strada per molto tempo (diventando uno dei gruppi più acclamati degli anni ‘80) sfornando canzoni di ottima fattura come “Sun Goes Down”, “Leaving Me Now”, “Running In The Family” che li porteranno al successo in Inghilterra prima, nel resto del mondo poi.

“Running In The Family” (uscito nel 1987 per la Polygram Records) è senza dubbio l’album di maggior successo di questo originale quartetto britannico.

Il disco si apre con l’indimenticabile “Lessons In Love”, un brano dall’animo decisamente funky, molto ritmato ed accattivante. Segue “Children Say”, ricca nell’impatto sonoro e sostenuta da un’interessante linea di basso, mentre il terzo pezzo, la title-track “Running In The Family” è una traccia piena di verve e possiede un ritornello decisamente azzeccato e radiofonico: nell’insieme un ottimo pezzo funky-dance d’annata che riscosse molta popolarità soprattutto tra i giovani.

Mark King, basso e voce

“It’s Over” è la classica ballata strappalacrime. Dolce e tenera. “To Be With You Again” è di nuovo un classico nel suo genere. Il ritmo incalza, il basso di King si incastra perfettamente con la batteria di Phil Gould e la melodia non delude le aspettative. In “Two Solitudes” il ritmo scende di nuovo, il sound è melodico quel tanto che basta e la traccia è il passaggio perfetto per lanciare in orbita la più scatenata ed irriverente “Fashion Fever”, un brano molto ironico e decisamente ballabile.

Ottavo brano in scaletta è “The Sleepwalker”, un lampo funky dal tempo medio, mentre a chiusura dell’intero lavoro arriva “Freedom Someday”: gradevolissima e pepata, lascia all’ascoltatore la voglia di risentire l’album da capo.

I Level 42 sono stati un gruppo molto originale nel panorama musicale degli anni Ottanta. La loro è stata una musica di sostanza, e tutt’altro che scontata o noiosa. Hanno saputo giocare con il Funk, mescolandolo con influenze Jazz ed anche Dance. Hanno regalato ai loro sostenitori motivi per ascoltare (e per ballare) della musica di alta qualità.

 


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