Introspective


 

I Pet Shop Boys nascono a Londra nell’agosto 1981, quando Neil Tennant, ventisettenne giornalista di “Smash Hits”, incontra in un negozio di elettronica Chris Lowe, studente di architettura, di cinque anni più giovane.

Neil Tennant e Chris Lowe

I due, accomunati dalla volontà di sperimentare nuove strade per la musica pop a sfondo elettronico, iniziano una proficua collaborazione, producendo una serie di demo, finché, nel 1986, esce il loro primo album per l’etichetta Emi, “Please”, che contiene la memorabile “West End Girls” ed altre hits come “Opportunities” e “Suburbia”. È un successo planetario, bissato l’anno successivo da “Actually” (in cui spiccano “It’s A Sin”, “Heart” e “Rent”). Il sound proposto da Tennant e Lowe appare subito diverso da ogni prodotto emerso fino a quel momento: originale ed innovativo, con un perfetto equilibrio tra i mille ingredienti della complicata ricetta.

“Introspective”, prodotto da Trevor Horn ed uscito nell’estate 1988, è dunque il terzo lavoro del duo britannico, che continua a tracciare nuovi standard nel proprio settore. In controtendenza con le usanze del periodo (a partire dalla copertina, che rappresenta semplicemente una serie di strisce verticali colorate, idea del designer Mark Farrow), Neil e Chris, anziché pubblicare una serie di canzoni dalla durata ad uso e consumo per le radio (sui tre o quattro minuti) per poi elaborare lunghe ed articolate versioni dance da discoteca, seguono il procedimento inverso e realizzano un album di appena sei canzoni, della lunghezza complessiva, però, attorno ai cinquanta minuti, una media di oltre otto l’una. Il progetto è anche di trarre un singolo da ogni pezzo ed infatti così sarà, con la sola eccezione di “I Want A Dog”.

Due immagini tratte dal videoclip di "Domino Dancing", girato a San Juan

A lanciare l’album è la straordinaria “Domino Dancing”, valorizzata ulteriormente da uno splendido videoclip (girato a San Juan con attori locali: David Boira, Adalberto Martinez e Donna Bottman), nel quale due giovani si contendono l’amore di una ragazza dallo sguardo magnetico che flirta con entrambi. A far da sfondo alle vicende, locali notturni, murales, spiagge al tramonto, in un’ambientazione portoricana curata nei minimi dettagli. Il brano è un irresistibile mix di intimismo, melodia ed elettronica e non fatica a fare centro nelle charts: l’inconfondibile voce di gran classe di Neil si sposa al meglio con le abili orchestrazioni di Chris ed il risultato è una hit di sicuro impatto. Ancor oggi è difficile non lasciarsi andare nel riascoltare l’inciso “all they, all they / watch them all fall down / all they, all they / domino dancing”...

In seguito esce “Left To My Own Devices” (posta invece come traccia numero uno nella cassetta), dall’andamento più epico ed oscuro, accompagnata da un video vagamente inquietante, dal sapore quasi “diabolico”, con alcune riprese in bianco e nero effettuate da sotto un pavimento trasparente. È una canzone molto raffinata, ben al di là delle apparenze, contenendo gustose citazioni (“Che Guevara and Debussy to a Disco Beat”) ed una serie studiatissima di cambi di ritmo perfettamente riusciti.

Il singolo "Left To My Own Devices"

“Always on my mind” (abbinata nell’album a “In My House” ed uscita in precedenza, a margine di “Actually”) è un’incredibile cover di Elvis Presley, in cui l’originale è completamente stravolto con notevole ironia e indiscutibili capacità: il rock del Re di Memphis si trasforma in dance, in un divertente omaggio tutt’altro che irrispettoso.

“It’s Alright” ha un andamento veloce, piacevole e ballabilissimo, un vero inno d’amore verso la musica (“I hope the music plays forever”...). “I’m Not Scared” (ceduta come singolo agli Eighth Wonder, il gruppo capitanato dalla giovanissima bionda Patsy Kensit, molto in voga in quel periodo) riprende invece brillantemente e con grande eleganza le tematiche “dark” d’atmosfera.

Con “Introspective”, il loro album più venduto, i Pet Shop Boys riescono a fondere mirabilmente commerciabilità e contenuti, realizzando un’opera, appunto, “introspettiva”, ma, allo stesso tempo, allegra e spensierata, con passaggi cupi e qualche voluto effetto di discordanza fra il testo e la musica.

“Un album imperiale”, lo ha definito Neil Tennant “quello in cui, facendolo, abbiamo sentito di aver compreso l’essenza della musica pop. Ed era ciò che volevamo”.

 


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