The Final Countdown


 

"Taratatta-pum-taratatta-ttà-pum"! Chi non riconosce le mitiche note iniziali dell'inno hard-rock-glam-metal che spopolò a partire dal 1986, intitolato "The Final Countdown"? Erano i fantastici Europe, capitanati dal capellone ossigenato Joey Tempest!

La copertina dell'album

Nati da una costola dei WC, successivamente ribattezzati Force, contigui ai Rising Force ed ai Talisman, gli Europe hanno imperversato nella natia Svezia, partendo dai fasti di Upplands Vasby, per arrivare a conquistare il mondo intero. Hard-rock-glam-metal: questa era la parola d'ordine che si erano dati i quattro o cinque temerari scandinavi, mentre giravano per festival minori quali lo Swedish Metal Aid.

Peter Olsson, Tony Niemisto, Micke Kling, Jan-Erik Backstrom, Werner, Marcel Jacob, Yngwie Malmsteen, Thomas Erdtman: in tanti ruotarono intorno al progetto della band fin dal 1978, finché non prese corpo la formazione ideale, composta da Joey Tempest (vero nome Rolf Magnus Joakim Larsson, canto), John Norum (chitarra), John Levén (basso), Mic Michaeli (tastiera), Ian Haughland (batteria).

La grande occasione arrivò a cavallo fra il 1983 ed il 1984, quando i proprietari di una discoteca di nome Galaxy, in quel di Stoccolma, chiesero a Joey se potesse scrivere una canzone strumentale da suonare mentre il pubblico faceva la fila all'ingresso. Quel brano, composto ispirandosi a "Space Oddity" di David Bowie, era "The Final Countdown".

Consci delle potenzialità del pezzo, Joey & Co. cominciarono a girare per le case discografiche, ma, incredibilmente, furono rifiutati a favore di gruppi come i Twisted Sister. Fu Kevin Elson, con i suoi amici UFO, a dar fiducia ai ragazzi, che ricambiarono le sue attenzioni artistiche, proponendogli una serie di brani validissimi, come "Cherokee", "Carrie", "Rock The Night" e "Ninja". Bo Sydow insegnò a cantare meglio al talentuoso Joey, impartendogli lezioni private a San Francisco: il punto fondamentale della dottrina di Bo era un certo qual modo rilassato di affrontare le melodie.

Joey Tempest

Tutto era pronto per il grande lancio degli Europe. Mancava, però, un piccolo dettaglio: Les Katz non aveva ancora terminato di disegnare la copertina dell'album. Les cercò di sbrigarsi, ma il tour era già partito e quindi il gruppo dovette fare a meno del supporto del disco, cantando canzoni che nessuno conosceva. Finalmente, dopo parecchi mesi di lavoro, Katz partorì il capolavoro qui sopra raffigurato, che John Levén non apprezzò mai, già piuttosto adirato per il ritardo sui tempi di consegna.

L'album si apriva con la title-track: esplosiva, dinamica, coinvolgente, impossibile non esserne avvolti. Anche oggi, a distanza di tanto tempo, è considerata un classico della musica anni '80. Accompagnata da un irresistibile video live, pieno di vigore, che spopolò su ogni canale musicale, fece impazzire tutti i giovani.

Appariva "Rock The Night", un brano ricco d'energia, martellante e ripetitivo, dallo spirito guascone, dotato del giusto sound per trascinare le folle, ideale seguito per "The Final Countdown".

Poi, la ballata strappalacrime "Carrie", una delle più riuscite degli ultimi lustri, dedicata ad una donna fragile, ma, al tempo stesso, forte e decisa. Un amore difficile, ma bello ed intenso da vivere. Una ragione per credere nei sogni e nelle speranze che solo una grande passione può regalarci.

Dopo "Danger On The Track" e "Ninja", era il momento di "Cherokee", un pezzo ispirato alla storia dei nativi americani. Concludono l'album "Time Has Come", "Heart Of Stone", "On The Loose" e "Love Chaser".

Gli Europe, nella loro breve ma intensa parabola, hanno regalato emozioni a milioni di fans. Quante ragazzine avevano attaccato in camera il poster con lo sguardo ammiccante di Joey Tempest: biondo, capelli cotonati, rossetto in bella evidenza, eppure con l'aspetto dell'uomo deciso! Che tempi, quelli degli Europe!

 


Home