Boys & Girls
Bryan Ferry nasce il 26 settembre 1945 a Washington, in Inghilterra. Studia arte all’università di Newcastle, dove canta in un gruppo, i Gas Board, di cui fa parte anche il bassista Graham Simpson. Ed è proprio con Graham che Bryan forma nel 1970 i Roxy Music, che comprendono Phil Manzanera alle chitarre, Paul Thompson alla batteria, Andy McKay al sassofono ed il giovanissimo e geniale Brian Eno che si occupa delle tastiere e degli arrangiamenti.
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Il fascino di Bryan Ferry |
I Roxy Music escono sul mercato col loro primo disco (omonimo) nel 1972 (subito dopo Graham abbandona la band), cui seguono “For Your Pleasure” e “Stranded” del 1973, “Country Life” del 1974, “Sirens” del 1975, e “Viva!” del 1976 e si fanno largo sulla scena musicale diventando i paladini del Glam Rock (in quel momento stanno spopolando in quel genere artisti del calibro di David Bowie, Lou Reed, T-Rex e Queen), infilando una notevole serie di successi tra cui “Love Is The Drug” e “Dance Away”. Il gruppo sviluppa immediatamente un suono particolarissimo ed esegue cover di brani di altri cantanti, architettate così bene da risultare spesso migliori degli originali.
Quasi subito però diventano inconciliabili le opinioni in fatto di musica fra Brian Eno e Bryan Ferry: Eno vorrebbe guidare i Roxy verso il rock sperimentale dei Velvet Underground, Ferry invece vorrebbe dirigerli verso il pop, e la strada melodica indicata dai Beatles: così, nel 1973, Brian Eno lascia la band che, da quel momento in poi, sarà guidata dal solo Bryan Ferry, il quale, nel frattempo, ha elaborato il suo straordinario e personalissimo stile, sobrio, elegante e seducente.
I restanti album dei Roxy Music sono: “Manifesto” del 1979, “Flesh And Blood” del 1980 (nel febbraio 1981 il gruppo incide la famosissima versione di “Jealous Guy” in onore di John Lennon, tragicamente scomparso due mesi prima, che li porta al primo posto in tutto il mondo), “Avalon” del 1982, che comprende la splendida omonima canzone, “The High Road” del 1983, “Hart Still Beating” del 1990.
Brian Ferry sin dall’inizio della sua carriera con i R.M. mantiene una sua indipendenza artistica, pubblicando con regolarità i suoi album al fianco di quelli con la band. Uscito nel maggio del 1985, “Boys & Girls” è infatti il suo sesto lavoro da solista ed è preceduto da “Those Foolish Things” del 1973, “Another Time Another Place” del 1974, “Let’s Stick Together” del 1976, “In Your Mind” del 1977, “The Bride Stripped Bare” del 1978 e seguito da “Bete Noir” del 1987, “Bryan Ferry” del 1989, “Taxi” del 1993, “Mamouna” del 1994, “As Time Goes By” del 1999, “Frantic” del 2002.
“Boys & Girls” è un album davvero eccellente ed è considerato dalla critica il migliore del cantautore inglese. Ovviamente ottiene anche un grande successo di pubblico (primo posto nella chart inglese), scalando in breve tempo le classifiche di mezzo mondo, grazie anche a perle di rara bellezza come “Slave To Love” (successivamente inserita nella colonna sonora del film “Nove Settimane e Mezzo” e dotata di un indimenticabile video in cui Bryan scende languidamente dal suo aereo personale e viene assalito dai fotografi che lo seguono ovunque, mentre sullo sfondo vediamo bellissime modelle, auto di lusso, case da sogno, in un’ambientazione notturna e struggente), “Don’t Stop The Dance”, splendida ballata dal tempo medio in cui si respira l’aria dei locali notturni di classe, “Windswept” (ottimo l’incastro fra strumenti a fiato e percussioni) e la title-track “Boys & Girls”.
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Romanticismo e seduzione |
L’album, uscito per la Virgin Records, prodotto dallo stesso Ferry e da Rhett Davies, impreziosito dal ritorno di Brian Eno, si avvale di collaborazioni eccellenti come quella di Mark Knopfler dei Dire Straits (suona la chitarra in “Valentine”) e David Gilmour dei Pink Floyd, ed è stato registrato in sette studi diversi e suonato da ben trenta musicisti.
Il suono dell’intero disco è prezioso e ricercato, segue la scia di “Avalon” (composto con i Roxy Music nel 1982), ma concettualmente si spinge in maniera più approfondita sul terreno del romanticismo. L’atmosfera è dolce ed intensa, perfetta per gli amanti: ci suggerisce languidi tramonti consumati sulle terrazze di splendide ville in riva al mare, serate trascorse al lume di candela ai tavolini di un esclusivo Night Club, notti di velata passione sotto un cielo stellato.
Tutte le nove tracce che compongono l’opera sono di altissimo livello e mantengono intatto l’interesse dell’ascoltatore dall’inizio alla fine. Bryan maneggia con cura le melodie rarefatte e patinate dei brani in scaletta, spesso puntellati dall’uso di sax e pianoforte, mostrando la sua grande duttilità vocale (specialmente in pezzi come “Sensation” e “The Chosen One”), trasportando chi lo ascolta in un mondo incantato e seducente; interpreta in maniera sapiente e misurata i testi, tutti molto suggestivi, e si inserisce perfettamente negli arrangiamenti sempre curatissimi (come nella gradevolissima “Stone Woman”).
“Boys & Girls” è un album che fa sospirare gli innamorati. È in grado di sciogliere ogni cuore, è una dichiarazione d’amore raffinata ed elegante. Vera pietra miliare degli anni Ottanta, non può mancare in una collezione musicale di classe.