Mercedes 190


di Massimo Carloni

La Mercedes “190” prima serie, 1982, illustrata da Massimo Carloni

Fino all'inizio degli anni '80 Mercedes era una casa molto tradizionalista per quel che riguarda la diversificazione della sua gamma di vetture. Esistevano solamente due modelli: una berlina intermedia (la serie "200"-"300") e una grande (la serie "S"), con cilindrate a partire da 2 fino a 5 litri (in passato perfino 6,9 litri).

Ma questo schema si amplia alla fine del 1982: la Casa sta per lanciare una berlina di dimensioni più contenute, con motorizzazioni di 1,7 e 2 litri. La Mercedes "piccola", come veniva provvisoriamente chiamata dalle riviste del settore, doveva segnare un punto di svolta per la stella a tre punte (simbolo che sta ad indicare i territori di conquista dei motori della casa di Stoccarda: terra, cielo, mare): una vettura compatta, innovativa, votata all'efficienza e al risparmio energetico. A novembre ecco il risultato della ricerca: nasce la Mercedes "190" (sigla w201), che innovativa lo è sotto diversi punti di vista, sia per la Casa che per la produzione automobilistica in genere. Il nome, invece, è un chiaro richiamo ad una sua illustre antenata prodotta negli anni '50.

La linea è opera dell'italiano Bruno Sacco, dal '76 a capo del reparto design Mercedes, e a tanti richiami alla produzione tradizionale unisce novità estetiche anche sostanziali: se fino ad allora il rinnovamento delle berline tedesche puntava su singole parti della carrozzeria (si pensi alla serie "S" w126: la forma dei montanti anteriori, la zona intorno alla fanaleria anteriore, i nuovi paraurti in sintetico, ad esempio) con la "190" gli sforzi si concentrano anche sui volumi complessivi del corpo vettura: nella proporzione fra abitacolo, cofano e bagagliaio, e nella dimensione di questi ultimi.

La "190" seconda serie, con fascioni laterali

In particolare la coda, corta ed alta, di sezione poliedrica, molto rastremata, conferisce a tutta l'auto un andamento cuneiforme fino allora sconosciuto alle altre berline Mercedes. Debuttano poi le due bande che coprono le linee di saldatura fra tetto e fiancate, correndo dai lati del parabrezza fino alla sommità del lunotto, con andamento leggermente convergente procedendo verso di esso. Assenti i gocciolatoi. Sulle fiancate osserviamo una leggera scalfatura che la percorre per tutta la lunghezza, alleggerendone l'estetica; un sottoporta pronunciato, vagamente assimilabile ad una minigonna; montanti posteriori massicci e ben squadrati. Frontale spigoloso, proporzionato e molto elegante. Altre rotture con il passato: la totale assenza sul corpo vettura di qualsiasi elemento cromato (con l'ovvia eccezione del finto radiatore anteriore), il nuovo tergicristallo monospazzola, i copriruote aerodinamici. L'insieme di questi ed altri ritrovati conferiva alla "190" un' ottima aerodinamica, con un valore di Cx di soli 0,33.

C'è da dire che la Mercedes sviluppò anche una versione a due volumi della vettura, non per essere immessa sul mercato, ma al solo scopo sperimentale di valutare quali vantaggi potesse permettere quel tipo di carrozzeria rispetto alla tradizionale tre volumi.

Il particolare studio della struttura della scocca permise buoni risultati nelle prove d'urto che si eseguivano allora, un aspetto che la Casa ha sempre cercato di curare con attenzione. Da sottolineare l'adozione di un innovativo schema di sospensioni posteriori, a bracci multipli (che oggi chiameremmo "multilink") estremamente raffinato soprattutto a quel tempo, in cui i bracci inferiori sono stati persino carenati per migliorare l'aerodinamica del fondo vettura. All'interno c'è il tipico connubio fra modernità e classicità delle Mercedes, con una plancia molto squadrata, semplice ed elegante, e con volante a quattro razze, di dimensioni forse eccessive.

La sportiva 190 E 2.3 16

Pochi mesi dopo il lancio si aggiunge un rivestimento in legno attorno alla consolle del cambio per arricchire l'abitacolo, da alcuni definito un po' spoglio.

All'inizio le versioni disponibili erano due: "190", alimentata con carburatore, 1997 centimetri cubi, 90 cavalli a 5000 giri, 175 km/h; "190 E" (einspritz, iniezione in tedesco), stessa cilindrata ma con 122 cavalli a 5100 giri, 195 km/h, disponibili con cambio a 4 o 5 marce.

L'accurato studio della carrozzeria e della meccanica permette a questi motori, in particolare abbinati all'iniezione e al cambio a 5 marce, dei consumi straordinariamente ridotti: a 90 km/h si percorrono 17,4 km/litro, a 120 km/h 13,7, valori che alcune vetture di cilindrata inferiore dell'epoca non riuscivano ad eguagliare.

Nel novembre del 1983 si aggiunge l'immancabile versione alimentata a gasolio, la "190 D", mossa da un 1997 cc, con 72 cavalli a 4600 giri, 160 km/h. Tutti questi motori derivano, con opportuni perfezionamenti, dai corrispondenti coplessivi montati sulla più grande serie "200". La stampa specializzata parlava anche di una versione "170", con motore di 1.7 litri, che doveva vedere la luce entro il 1984, ma evidentemente il piano venne accantonato.

Nel 1984 debutta la versione sportiva: la pregiata "190 E 2,3 16". Esteticamente la caratterizzazione è notevole: assetto ribassato, paraurti maggiorati e dotati di spoiler, quello anteriore privo della presa d'aria inferiore, quello posteriore prosegue sulle fiancate fino a raggiungere i passaruota; fascioni laterali al posto dei più semplici profili, formanti una pronunciata minigonna; alettone posteriore alto e squadrato; cerchi in lega da 15 pollici (invece di 14) con pneumatici ribassati. All'interno, più semplicemente, si ha la corona del volante rivestita in pelle, sedili anteriori notevolmente riprofilati, e aggiunta di nuovi strumenti (voltmetro, orologio digitale e termometro olio) nella consolle.

La plancia della 190 prima serie

Ma il pezzo forte è il motore: il basamento è di serie, ma la testata è completamente rielaborata dalla Cosworth, con quattro valvole per cilindro, 2299 cc, 185 cavalli a 6200 giri (quindi oltre 80 cavalli/litro, un ottimo risultato per un motore aspirato di quegli anni), 230 km/h. Poco prima del lancio, un esemplare di questa sportiva ha battuto tre records sul circuito di Nardò, sulle distanze di 25000 miglia, 25000 e 50000 km, a medie di oltre 247 km/h.

Nel 1985 è la volta della "190 D 2.5", con motore a 5 cilindri, (una frazionatura introdotta nel diesel da Mercedes nella prima metà degli anni '70) 2497 cc, 90 cavalli a 4600 giri, 174 km/h, e un'accelerazione da 0 a 100 di 14,8 secondi.

Nel frattempo si hanno dei perfezionamenti su tutta la gamma: cerchi da 15 pollici per aumentare la stabilità di marcia in curva; tergicristallo a corsa comandata e maggiorata per migliorarne l'efficacia tergente, spesso oggetto di critiche; ugelli lavavetro riscaldabili per evitarne il congelamento nei climi rigidi; nei motori a benzina si adotta la distribuzione con punterie idrauliche, a recupero automatico del gioco.

Nell'86 si aggiunge un motore a 6 cilindri: 2599 cc, 166 cavalli a 5800 giri, che fa raggiungere alla "190 E 2.6" i 218 km/h. Intanto i ripetitori laterali di direzione (per l'Italia) diventano notevolmente più piccoli e discreti. Nel 1988 arriva la turbodiesel: "190 2.5 td", 2497 cc, 122 cavalli a 4600 giri, 192 km/h; esteticamente la presenza del turbo è connotata da una presa d'aria situata sul parafango anteriore destro, fra passaruota e freccia anteriore. A fine anno vengono introdotte le versioni a benzina con catalizzatore, ottenibile con sovrapprezzo. Nell'89 la versione sportiva subisce un'evoluzione: si ha la "190 E 2.5 16", con motore portato a 2498 cc, 204 cavalli a 6750 giri, 235 km/h.

Prova d’urto frontale disassato, 45 km/h

Il 1990 è l'anno del rinnovamento estetico della "190": si aggiungono dei nuovi fascioni laterali, ispirati a quelli delle versioni sportive ma meno evidenti, con nuove minigonne più voluminose e lisce, che danno al corpo vettura un aspetto più tondeggiante. All'interno e nella meccanica tanti piccoli perfezionamenti, e l'aggiunta di due nuove versioni: la "190 E 1.8 ", con motore di 1797 cc, 109 cavalli, 185 km/h (si concretizza solo ora, quindi, l'idea di una 190 di cilindrata minore, dopo la ventilata 170); e la "190 E 2.3", 2299 cc, 132 cavalli, 197 km/h.

La vettura prosegue così la sua carriera fino al 1993, quando viene sostituita dalla classe "C", che inaugura un nuovo tipo di denominazione per le vetture della Casa: "classe" al posto di "serie", e una lettera che ne indica la categoria, accanto alle tre cifre della cilindrata (divisa per 10).

La 190 resterà uno dei progetti più riusciti ed apprezzati dal mercato automobilistico e dalla critica. Un'auto che "fece" moda, e che ancora oggi è ammirata, e non solo dagli appassionati di auto di una volta.

Il suo creatore, il già citato Sacco, andato in pensione verso fine anni '90, ne aveva un esemplare per uso personale, anche per diverso tempo dopo la sua uscita di produzione. Ci piace interpretarlo come un gesto di affetto per una delle sue migliori creazioni.

 


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