Lancia Trevi
di Massimo Carloni
|
|
|
Lancia Trevi Volumex seconda serie (1983) illustrata da Massimo Carloni |
Come già detto in altra parte di questa sezione, gli anni '80 segnano, in campo automobilistico, il ritorno a forme tradizionali per la carrozzeria di alcune automobili: la linea a tre volumi si riaffaccia sul mercato, modificando appositamente modelli preesistenti con carrozzeria a due volumi. Una scelta che viene attuata anche dalla Lancia, sul modello "Beta". La Lancia Beta è una vettura di segmento medio-superiore, immessa sul mercato nel 1972, caratterizzata da una elegante linea a due volumi, 4 porte, dotata, nel corso degli anni, di motorizzazioni da 1300, 1400, 1600, 1800 e 2000 centimetri cubi. A fine anni '70 il Gruppo Fiat, di cui Lancia fa parte dal 1969, decide di trarne una versione da affiancarle, con bagagliaio esterno all'abitacolo, il terzo volume che stava tornando in voga in quel periodo. Nel 1980 vede così luce la Lancia "Beta Trevi", il cui nome fa riferimento alla nuova forma di carrozzeria: tre V (tre volumi).
La "Beta Trevi" è una vettura dal design discreto, poco appariscente, molto raffinata ed elegante, nonostante sia stata (e in alcuni casi è ancora) oggetto di critiche per la forma, per forza di cose meno filante rispetto alla "Beta", rispetto alla quale è più lunga di 3 centimetri (436 contro 433 cm). In pratica, all'esterno la sola differenza rispetto alla vettura da cui deriva è nella parte posteriore e nel padiglione; il frontale (da poco ristilizzato sulla "Beta" con l'adozione della mascherina con l'ampio scudo Lancia, inaugurato nel 1979 dalla "Delta", e di indicatori di direzione angolari), il parabrezza e le portiere sono identiche fra le due vetture.
|
|
|
Lancia Trevi prima serie, con fascia color alluminio sul bagagliaio e griglie laterali orizzontali |
Il padiglione è caratterizzato, nella parte finale, da un lieve accenno di spoiler, una "pinna" leggermente visibile; i montanti posteriori, molto massicci, si denotano per una sorta di finta "terza luce" laterale, occupata da una griglia a listelli sottili orizzontali, in tinta carrozzeria, delimitata sul finale dal gocciolatoio che scende con moderata inclinazione fino a toccare la linea di cintura. Il nuovo baule, abbastanza snello e alto da terra, presenta fanali a sviluppo orizzontale, di estetica vagamente simile a quelli delle Mercedes dell'epoca, sormontati dalla prosecuzione del profilo di protezione laterale in gomma, con inserto cromato (sulla coda della "Beta" i fanali erano verticali e il profilo di protezione si interrompeva con essi); al disopra del profilo, per tutta la larghezza del coperchio bagagli, una fascia color alluminio alta alcuni centimetri (anch'essa fonte di critiche), su cui erano apposti il Marchio e le scritte identificative del modello.
All'interno la caratteristica più appariscente ed originale è sicuramente la plancia: su una superficie quasi perfettamente piana, formante cruscotto e consolle centrale, ben 29 fori, di varia foggia e dimensioni, piuttosto profondi e tutti orientati verso il guidatore, accolgono strumenti, spie, indicatori e bocchette d'aerazione. Un design che, unito alla foggia del volante, piaccia o no è sicuramente particolare, molto innovativo per l'epoca.
|
|
|
Interni della Trevi, prima serie |
Anche i sedili, con schienale e seduta piuttosto massicci e squadrati, rappresentano un elemento caratterizzante dell'estetica dell'abitacolo, reso ancor più raffinato dall'adozione di tessuti firmati Ermenegildo Zegna.
La "Beta Trevi" è inizialmente disponibile con tre motorizzazioni, tutte a quattro cilindri: un 1585 cc, a carburatore, 100 cavalli a 5800 giri, 170 km/h, e un 1995 cc, in due versioni di alimentazione: a carburatore, con 115 cavalli a 5500 giri, 180 km/h; e ad iniezione, con 122 cavalli a 5500 giri, velocità massima invariata.
Nel 1982 si aggiunge una nuova motorizzazione di punta: il 1995 cc a carburatore, sovralimentato con compressore volumetrico tipo "Roots", con 135 cavalli a 5500 giri, 190 km/h, da 0 a 100 km/h in 10 secondi. Il compressore "Roots" (sistemato all'uscita del carburatore) a differenza di una turbina tradizionale azionata dai gas di scarico, è mosso dall'albero motore tramite una cinghia dentata (che muove anche la pompa del servosterzo), e questo gli consente di sovralimentare il motore in maniera costante a qualsiasi velocità di rotazione; l'aria aspirata non viene compressa all'interno del congegno, ma da esso viene pompata e compressa all'interno del collettore di aspirazione. Con questo tipo di sovralimentazione non si hanno i tipici repentini aumenti di potenza durante le accelerazioni, caratteristici dei motori turbo, ma un aumento costante e regolare, anche se forse meno performante.
|
|
|
La plancia della Lancia Trevi |
Al propulsore vengono attuate alcune modifiche per adeguarlo alla sovralimentazione, tra cui: rapporto di compressione diminuito da 9,5:1 a 7,5:1; diversa fasatura della distribuzione; valvole di aspirazione con riporto di stellite e valvole di scarico al sodio; pistoni rinforzati; adozione del radiatore dell'olio.
Tale motorizzazione, che testimonia l'interesse che aveva la Lancia per i sistemi di sovralimentazione, equipaggia la "Beta Trevi Volumex VX", che si distingue esteticamente dalle versioni minori per uno spoiler anteriore in materiale plastico nero, abbastanza pronunciato, per la sigla "VX" cromata sull'angolo inferiore destro della mascherina radiatore e per le ruote ribassate con cerchi in lega specifici. Nello stesso anno esce di produzione la "Beta" a due volumi.
Nel 1983 la vettura viene leggermente rinnovata, a cominciare dal nome: da allora si chiamerà semplicemente Lancia "Trevi". Su tutte le versioni viene adottato lo spoiler anteriore prima riservato alla sola "Volumex"; gli indicatori di direzione anteriori assumono una tinta grigia chiara (prima erano color arancio); le griglie laterali sui montanti posteriori hanno ora tre ampi listelli verticali; sul coperchio del bagagliaio viene eliminata la fascia color alluminio, e le scritte identificative assumono una nuova grafica.
|
|
|
Il motore della "Trevi Volumex" |
Nell'abitacolo si hanno modifiche di dettaglio, come le nuove e più ampie maniglie di apertura portiere dall'interno, ora funzionali (in precedenza erano piuttosto scomode da individuare e azionare), e forma dei sedili leggermente rivista, con nuovi tessuti.
Nella meccanica si hanno degli accorgimenti tesi a limitare il consumo di benzina: vengono modificati i rapporti al ponte, si adotta l'accensione elettronica Marelli "Digiplex", con correttore d'anticipo digitale), viene aggiunto il dispositivo "cut-off", che effettua l'istantanea interruzione del getto del carburante quando si rilascia il pedale dell'acceleratore durante la marcia.
In più, sulla versione "Volumex", viene aggiunta una pompa che, al momento dell'arresto del motore, si aziona aspirando via dal compressore volumetrico i vapori di benzina che vi rimangono all'interno, che sulla precedente versione, a volte, erano fonte di difficoltà d'avviamento a caldo.
Viene eliminata la versione alimentata con carburatore del motore 1995 cc. Quindi ora la "Trevi" è disponibile in tre versioni: 1600, 2000 I.E., Volumex, con prestazioni invariate rispetto alle precedenti.
|
|
|
Lo schema di funzionamento del compressore “Roots” della “Trevi Volumex” |
In tal modo la "Trevi" prosegue la sua carriera fino al momento dell'uscita di listino, avvenuta nei primi mesi del 1985. Non verrà sostituita da un nuovo modello, e ciò farebbe supporre che in Lancia pensassero che i clienti di tale vettura confluissero in parte sulla "Prisma", di categoria leggermente inferiore, ed in parte sulla "Thema", nuova ammiraglia della Casa.
Probabilmente la "Trevi" non venne apprezzata tanto quanto avrebbero meritato le sue raffinatezze estetiche e meccaniche.