La Fiat 126 negli anni '80
di Massimo Carloni
La Fiat 126 nasce nel 1972 come erede e sostituta della 500, si basa infatti sullo stesso pianale della vetturetta del 1957, e porta come novità principale una carrozzeria completamente nuova, che si basa sul concetto di ottenere un migliore sfruttamento dello spazio interno, pur mantenendo dimensioni esterne pressoché identiche, rendendo squadrate le linee del corpo vettura.
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La Fiat 126 (versione 1985-'87) illustrata da Massimo Carloni |
C'è da dire che Dante Giacosa, ingegnere creatore della 500 (oltre che di tante altre Fiat di grande successo e di buona riuscita, come la 127) non era d'accordo con questa soluzione, preferendo l'estrema semplificazione e razionalità del concetto della sua creatura originale.
Con la 126, indubbiamente, vengono introdotti criteri nuovi per una utilitaria minima, soprattutto per quel che riguarda la sicurezza passiva: il piantone dello sterzo dotato di snodi, per limitare l'intrusione del volante nell'abitacolo in caso di urto frontale, oppure il serbatoio del carburante spostato dal vano anteriore a sotto la seduta del divanetto posteriore, in posizione più protetta. Durante gli anni '70 la produzione viene avviata anche in Polonia, negli stabilimenti di Bielsko-Biala della FSO (Fabryka Samochodòw Osobowych) e a partire dal 1980 viene abbandonata quella in Italia: da quel momento le 126 nasceranno solo in Polonia.
Nei primi anni '80 la produzione della vettura si basa su 3 versioni: "Base", "Personal 4", "Serie speciale", tutte dotate del motore da 652 cc, 24 cavalli a 4500 giri, 105 km/h. La "Base" conserva i paraurti originari, con superficie cromata, le altre hanno paraurti di sezione maggiorata in materiale sintetico, con abbinato un profilo paracolpi lungo le fiancate, sempre in sintetico, che ne richiama l'estetica.
Proprio dalla collaborazione con la FSO, nei primi '80, si tenta un primo sviluppo importante del progetto 126: ne viene costruito un prototipo a motore e trazione anteriori. La linea rimane pressoché identica; posteriormente il portello perde le classiche grigliature d'aerazione del motore, non più necessarie data la diversa collocazione del complessivo, e all'interno si ricava un vano bagagli di discrete dimensioni.
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Il prototipo mai entrato in produzione |
La modifica più eclatante è il nuovo frontale, solo vagamente somigliante a quello originario (i fanali sono gli stessi), con uno sbalzo maggiore, per poter contenere il motore (il bicilindrico originario) senza rubare spazio all'abitacolo, e presenta una piccola griglia di raffreddamento a feritoie orizzontali; il paraurti anteriore è completamente nuovo, notevolmente maggiorato, e copre tutta la parte inferiore del frontale, inglobando parte degli archi passaruota anteriori. Il paraurti posteriore ne richiama ovviamente l'estetica, e comprende una luce retronebbia ed una di retromarcia. Si è ottenuta così una nuova 126 di dimensioni circa identiche all'originale (solo la lunghezza aumenta di qualche centimetro) ma dotata di un vano bagagli di buona capacità in relazione al piccolo corpo vettura.
Purtroppo questo progetto non viene ritenuto interessante dalla Fiat, che in quel periodo preferisce puntare tutto sulla neonata Panda. Nel 1983 la produzione della vettura viene razionalizzata: non più tre versioni, ma una soltanto, denominata 126 "unificata", che conserva lo stesso motore e l'estetica delle precedenti "Personal", con paraurti e profili laterali in materiale plastico. Nel 1985 si effettua un moderato restyling al corpo vettura: i paraurti diventano di maggiori dimensioni, di disegno più semplice e lineare, e quello posteriore ingloba le luci retronebbia e retromarcia. C'è da dire che nella foggia paiono molto ispirati a quelli del prototipo a trazione anteriore già citato. I profili paracolpi laterali invece vengono spostati più in basso, appaiono di disegno più sobrio, e si sviluppano maggiormente in lunghezza, arrivando a lambire gli archi passaruota. Le prese d'aria sulle fiancate hanno feritoie verticali (prima erano orizzontali) ed acquistano spessore. Cerchi ruota di nuovo disegno, con fori d'aerazione ovali. Le guarnizioni dei finestrini delle portiere diventano nere, ed i finestrini posteriori sono apribili a compasso. Con tali modifiche l'aspetto della vettura viene notevolmente rinfrescato, guadagnando in modernità. Ma i tentativi di rendere più razionale e sfruttabile lo spazio della vettura non sono finiti. Nel 1987 vede la luce la 126 "Bis", che presenta un'innovazione semplice ma efficace: il motore originario viene sostituito da una riedizione del classico motore "a sogliola" che equipaggiava la 500 giardiniera e le Autobianchi Bianchina giardiniera e Giardiniera, fino al 1977.
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Ancora rarissime foto del prototipo della Fiat 126 con il motore davanti |
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Tale propulsore, con cilindri disposti orizzontalmente, (704 cc, 25 cavalli a 4500 giri, 116 km/h) presenta un'altezza notevolmente ridotta, ed ha consentito di ricavare sopra di esso un vano bagagli; per renderlo più pratico ed accessibile, la parte posteriore del corpo vettura viene dotata di un portellone, comprendente un nuovo lunotto di maggiori dimensioni, che ne rinnova notevolmente l'aspetto. Da quel momento, all'esiguo vanetto anteriore si aggiunge un valido bagagliaio posteriore, di dimensioni non esorbitanti ma comunque adeguato alla classe della vettura. Il propulsore è accessibile tramite un doppio fondo chiuso da una mensola amovibile. Altre modifiche estetiche: le prese d'aria sulle fiancate aumentano di dimensioni e tornano ad avere feritoie orizzontali; il paraurti posteriore presenta un lieve accenno di spoiler; sui cerchi ruota i coprimozzi vengono sostituiti da copriruota integrali, d'aspetto simile a quello di versioni lussuose di altre Fiat dell'epoca (Uno, Regata). Internamente si presenta un nuovo quadro strumenti, di maggiori dimensioni e d'aspetto più moderno.
Comincia così l'ultimo periodo di vita della 126 in Italia: l'importazione nel nostro Paese proseguirà fino al 1992, con la versione "Up", dopo aver affiancato per poco tempo la sua sostituta Cinquecento. In Polonia la produzione continuerà, per il mercato interno, fino alle soglie degli anni 2000.