L'insostenibile leggerezza dell'essere
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L'autore Milan Kundera |
“L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere” viene scritto nel 1982 da Milan Kundera, intellettuale, scrittore e militante politico cecoslovacco, e viene pubblicato per la prima volta, in Francia, nel 1984. Romanzo controverso e molto originale, è uno dei manoscritti più amati e famosi di tutti gli anni Ottanta.
Al centro dell’intreccio narrativo troviamo le relazioni amorose che intercorrono tra quattro intellettuali praghesi, i quali si muovono sullo sfondo di un periodo storico importante e controverso: la Primavera di Praga, che culminerà con l’invasione della città da parte dei carri armati russi. La trama si complica quando Tomas, un chirurgo di successo, sposato con la bella Teresa, si invaghisce della giovane Sabina, una pittrice di talento, che a sua volta intrattiene una focosa relazione con Franz, un professore universitario.
Il manoscritto è potente e vivace, e oltre all’interessante intreccio emotivo che intercorre tra i protagonisti, può contare su un viscerale amore per la vita che emerge col passare delle pagine. Scritto in modo originale e tagliente, cattura subito l’attenzione del lettore.
Il pensiero di Kundera è rivolto a quella che lui chiama la “leggerezza” della vita, ovverosia il suo essere qualcosa di unico ed irripetibile, dunque qualcosa che si potrebbe facilmente svincolare da giudizi etici e morali, e che potrebbe trovare la propria essenza nel momento stesso in cui la si vive.
Lo sguardo di Kundera scava nel profondo dei personaggi che rappresenta, portandone alla luce i più intimi desideri, intrecciando le loro emozioni più segrete con il mondo che li circonda, e con tutte le influenze che ne derivano. L’affermazione cardine è che “ciò che avviene una sola volta, non vale la pena di viverlo”, e qui ritorna prepotente il concetto di unicità della vita, che in effetti con la sua “leggerezza” diviene quasi insostenibile. Una serie di fatti spezzati, coincidenze, interventi dall’esterno, costringono i personaggi a prendere decisioni, a mutare il corso delle loro vite. A vivere insomma velocemente, fino alle estreme conseguenze derivanti dalle loro scelte. Di qui le pagine si riempiono di Nichilismo, e di una sotterranea e cupa sfida nei confronti della vita, della morte e delle regole.
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Una scena tratta dal film del 1988 |
Altri temi del romanzo sono una sottile critica alla nascita dei totalitarismi, e del rapporto dunque, tra le regole costituite dalla società e l’insopprimibile desiderio di libertà del singolo individuo, e il rapporto controverso dell’Uomo con la religione, tra il sacro ed il profano, tra lo spirito e le tentazioni terrene.
Tecnicamente il romanzo è costruito in maniera molto accattivante, e scorre avanti e indietro nei fatti narrati, tanto che il finale ci viene svelato a metà dello scritto.
Insomma, che lo si ami o no, e con tutte le definizioni che ha ricevuto nel bene e nel male, “L’Insostenibile Leggerezza dell’Essere” rimane comunque una pietra miliare delle narrativa degli anni Ottanta, e più in generale, degli ultimi cinquant’anni.
Da ricordare, infine, la trasposizione cinematografica ad opera del regista Philip Kaufman, realizzata nel 1988, con Daniel Day Lewis nella parte di Tomas, e Juliette Binoche in quella di Teresa. Il film ottenne un discreto successo, senza tuttavia raggiungere la grande popolarità del manoscritto.