Full Metal Jacket


 

Dodicesima fatica (senza contare i documentari) del geniale regista americano Stanley Kubrick (nato nel Bronx, a New York, nel 1928), “Full Metal Jacket” (il titolo fa riferimento alle pallottole blindate sparate dai fucili da guerra), film girato interamente in Inghilterra e basato sul romanzo “The Short Timers” di Gustav Hartford, esce nelle sale cinematografiche nel 1987.

La locandina del film

Si inserisce nel filone delle pellicole dedicate alla tragedia della guerra in Vietnam (“Il Cacciatore” di Michael Cimino, “Apocalypse Now” di Francis Ford Coppola, e “Platoon” di Oliver Stone, i più importanti) senza certamente sfigurare ed, anzi, proponendo un'originalissima variazione su un tema così complesso e delicato, che ancora oggi, a circa trentacinque anni di distanza temporale dalla fine del conflitto, scuote le coscienze del popolo americano.

La pellicola è nettamente divisa in due fasi. La prima è quella dell’addestramento reclute che avviene nella base militare di Perris Island. Qui ragazzi provenienti da ogni parte degli Stati Uniti vengono sottoposti a durissimi allenamenti, sotto la guida di uno spietato e cinico sergente, che ha il compito di prepararli tecnicamente e psicologicamente per andare ad infoltire il battaglione dei Marines, già impegnato sul fronte di guerra.

Così comincia l’odissea dei cadetti tra cui il soldato “Joker”, io narrante e vero protagonista del film, il soldato “Palla di Lardo”, timido ed indifeso ragazzo di provincia, inadatto alla vita militare e destinato a subire le angherie del sergente e dei suoi compagni di plotone, e il soldato “Cowboy”, un ragazzo texano che invece bene si inserirà nel clima da caserma di Perris Island.

L’addestramento è un vero inferno, le reclute marciano per ore, ma soprattutto vengono sottoposte ad una totale spersonalizzazione: quasi un lavaggio del cervello. Imparano ad urlare slogan di battaglia, a venerare il fucile che hanno in dotazione, a perdere ogni forma di umanità e di pietà, a vantaggio dell’efficienza bellica. Non tutti reggono la tensione. Ognuno sembra cavarsela come può. “Joker” viene spesso punito ma è intelligente ed ironico, dotato di una forte personalità e riesce a mantenere intatto l’equilibrio mentale. Figura ambigua ma affascinante, sembra non condividere il mondo che lo circonda, ma al tempo stesso vi si adegua con estrema rapidità. “Cowboy” dal canto suo, da ragazzo semplice e robusto del sud, non si pone troppe domande, si limita ad eseguire gli ordini e a non crearsi troppi problemi. Il dramma colpisce invece “Palla di Lardo”. Imbranato, sensibile, timido, sembra non riuscire a trovare una via d’uscita o una risposta agli scherzi dei commilitoni, agli ordini ottusi che riceve ogni giorno, all’immenso sforzo fisico che gli viene richiesto. Entra subito in crisi senza riuscire a riprendersi. Le offese, le umiliazioni subite quasi quotidianamente, lo feriscono così nel profondo che, durante l’ultima notte di permanenza alla base, deciderà di uccidere il sergente e di suicidarsi. Kubrick sembra farne il paradigma della violenza che la società teoricamente pacifica (del Vietnam e del nemico a Perris Island non vi è traccia) esercita sui suoi figli più deboli.

L'impassibilità del soldato Joker

La seconda parte del film è dedicata al conflitto vero e proprio. Ritroviamo “Joker”, assegnato al reparto giornalismo, che gira sul fronte come reporter con la scritta “Born To Kill” sull’elmetto e una spilletta con il simbolo della pace appuntata in bella vista sull’uniforme. Simbolo vivente della contraddizione che scuote l’opinione pubblica americana in quel momento. Insieme a lui “Cowboy” che rimarrà però sul campo di battaglia, ucciso dal colpo sparato da un cecchino.

Se nella prima parte della pellicola regnava l’insensatezza della guerra simulata, nella seconda regna l’insensatezza della guerra guerreggiata. Morti, feriti, soldati demotivati, e in ogni dove morte, fiamme e distruzione. Come tradizione dei suoi film, Kubrick indaga a fondo nell’animo umano, senza paura di portare alla luce gli aspetti più reconditi, e anche meno nobili, come la voglia di distruzione o la violenza, la paura, che albergano nelle persone comuni e che una causa esterna, la guerra, la follia, l’isolamento, la rabbia sociale (ricordiamo “Arancia Meccanica” e “Shining”) può scatenare in qualsiasi momento.

Il soldato “Joker” è volutamente ambiguo. Su di lui passa tutta la vicenda, e sue sono le parole che concludono il film “Sono vivo… e non ho più paura”. Forse con lui matura l’intera vicenda e (forse) l’America tutta, costretta, per la prima volta nella storia, a riflettere dolorosamente su se stessa.

“Full Metal Jacket” è senza dubbio un film riuscito. Forse meno stimato di suoi predecessori come “2001 Odissea Nello Spazio” o “Arancia Meccanica”, ma pur sempre di altissimo livello. Da considerarsi comunque un capolavoro.

Il dramma di "Palla di Lardo"

SCHEDA DEL FILM
Regia di Stanley Kubrick
Scritto da Stanley Kubrick, Gustav Hasford, Michael Herr
Prodotto da Stanley Kubrick
Usa 1987

Personaggi principali e interpreti
"Joker" - Matthew Modine
"Animal" - Adam Baldwin
"Palla di Lardo" - Vincent D'Onofrio
"Otto Palle" - Dorian Harewood
"Cowboy" - Arliss Howard
"Biancaneve" - Kevyn Major Howard
Sergente Hartman - R. Lee Ermey
Tenente Tinoshky - Ed O'Ross

 


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